africa

Africa Day 2: Alla Scoperta di Praia, Capo Verde

4:14 PM

Hi everybody!
Ignorando l'imbarazzante ritardo di questo post, e ignorando assolutamente l'ipotesi del quando pubblicherò il prossimo giorno di questa fantomatica avventura a Capo Verde, quasi per caso e sicuramente per nostalgia mi accingo a scrivere questo post nel bel mezzo di Novembre. 

Ignoring  the embarassing late of this post, and ignornig the hypothesis of when will be ready the next post about this unbelievable adventure in Cape Verde, just for a case and certainly for  nostalgia, here I am writing this post into the middle of Novembar.
Precisamente durante un sabato pomeriggio, sovrastata dalla pigrizia con la forza solo di spingere i tasti della tastiera, pronta a perdermi totalmente nei ricordi di quei giorni. Eccomi lì, quindi appena sveglia, dopo aver trascorso probabilmente la giornata più intensa della mia vita apro gli occhi: decisamente non sto sognando. Le lenzuola sono bianchissime, quasi per un attimo non mi ricordo dove sono, ma subito tutto appare chiaro, mi giro dall'altra parte e intravedo la mia nuova coinquilina per i prossimi 20 giorni "Good Morning dear!" mi dice con un accento che quasi non sembra europeo (era bulgara!), e come se fosse la cosa più naturale del mondo le dico "Good Morning! Did you sleep well?" (da quando sono così socievole e da quando parlo di prima mattina), e così iniziamo a parlare come se ci conoscessimo da chissà quanto. Ben presto osservo le mie cose già sparse nella stanza, e mi dirigo verso il mini bagno, pronta a farmi una doccia e lavarmi faccia e denti rigorosamente con la bottiglia d'acqua comprata il giorno prima (bhè si, come primo giorno avevo ancora con me la paura di infettarmi con qualsiasi cosa). 
Exactly during a saturday afternoon, full of laziness with the only force to writing of the keyboard, really ready to getting lost into the memories of that dreaming day. There i am, just wake up, after probably the most weary day of my life, opening my eyes: definitely i'm not dreaming. (all the english verson is coming soon, stay tuned! :) )
Ma eccomi pronta, con il mio fedele 
zainetto con reflex e portafoglio (rigorosamente pieno di qualche escudos), burro cacao, crema solare, bermuda, canottiera e cappellino, iphone in tasca, pronto per connettersi al wifi e a fotografare la mia colazione che di li a 10 giorni sarebbe stata sempre la stessa. Arrivo nella hall, porgo alla simpatica signorina della reception la mia chiave, ed entro nella stanza-ristorante dell'hotel, analizzando per la prima volta quei visi dei miei nuovi compagni di viaggio, riconoscendo persino qualcuno che avevo già visto sull'aereo. Rieccole lì, quelle chiacchere tra chi non si conosce ma infondo si conosce già, il mio inglese inizia a rimettersi in moto, e tra una foto alla mia famiglia su whatsapp e un sorriso costante a 32 denti, mi accingo verso l'uscita dell'hotel, già pronta a fotografare qualsiasi cosa di quella strada che solo la sera prima era così buia che da quel momento in poi avrei chiamato casa. Tutto sembra così
surreale, per la prima volta mi sento davvero immersa in una cultura diversa, mi sento io diversa! Donne vestite con tinte forti attraversano la strada con enormi cassette sulla testa come se fosse la cosa più normale del mondo, e ancora chiaccherando e facendo conoscenza, per la prima volta mi sento più "europea" che italiana,  e d'altronde non sono l'unica non abituata a quel tipo di scenario.  Solo poche ore prima ero a Lisbona, prima ancora a Roma, eppure quelle realtà sembrano lontane anni luce da quei momenti così nuovi e così diversi. Un negozioetto esattamente di fronte all'hotel fa da cornice perfetta a tutto ciò, e in men che non si dica sono pronta alla foto che darà ufficialmente l'inizio alla mia avventura capovediana! La mia pelle ancora per niente abbronzata, i miei polsi ancora senza braccialetti, i capelli ancora lisci e civilizzati, un sorriso timido a chi non mi conosce per niente, ma già ride della mia dipendenza dalle fotografie. E' straordinario quanto una semplice fotografia possa trasportarti davvero in quel momento, in quell'altra realtà, tra quei profumi, tra quell'aria
così calda, tra quegli attimi così pieni di emozioni ma anche di incertezza. Ma di quell'incertezza che non fa paura, che non vedi l'ora di scoprire, di gustare, di conoscere.
E proprio con quella consapevolezza, mi guardavo intorno, analizzando quella strada sconosciuta, realizzando nella mia mente dove realmente fossi, con la voglia di iniziare già a raccontare, con il desiderio di bloccare quel momento per sempre. Pian piano iniziano a scendere gli altri partecipanti del progetto, nella mia mente analizzo quegli sguardi, e devo dire che hanno tutti delle facce simpatiche! Condividiamo le nostre storie, la nostra provenienza e descrivendo po' noi stessi attendiamo le disposizioni per come sarebbe andata quella giornata (io sono gasatissima finalmente si parla più in inglese che in italiano).
Eccoci quindi pronti per questa giornata, ci informano che il programma slitterà di qualche ora, perchè i partecipanti del Burkina Faso non sono ancora arrivati, il che implica un'unica cosa: giro turistico della città! Per fortuna i partecipanti capoverdiano sono già tra noi, quindi un ragazzo di nome Mario originario proprio di Capo Verde, ci porterà a scoprire i luoghi tipici di Praia, la capitale di Capo Verde. Questo Mario è davvero simpatico, e quando iniziamo a parlare e ci avvicina a noi italiani, l'associazione è immediata, e da quel momento in poi non faceva che ripetere "Mario Balotelli", cosa che verrà ripetuta ogni volta che si ripete Italia e/o football. Iniziamo quindi a passeggiare guidati dal nostro Mario Balotelli, e ci dirigiamo verso il mercato della città.
Poco prima dell'entrata attraversiamo un campo in terra battuta, dove ci sono dei bambini che stanno svolgendo delle attività sportive. Sono davvero tutti sorridenti, e ben presto ci accorgiamo che tra loro ci sono alcuni bambini disabili, ugualmente sorridenti e attratti dal voler fare una foto con noi. Praia in generale, non è una città molto turistica, ma è la città principale di Capo Verde perchè è la più grande e perchè ha l'aereoporto. La maggior parte dei turisti tende ad andare verso altre isole, come Boa Vista, dove sono presenti resort e le fantomatiche spiagge a sabbia bianca.
Ben presto però, mi accorgo che questo rappresenta da subito un valore aggiunto alla mia esperienza, proprio perchè mi permette da subito di entrare proprio nell'essenza della cittadina capoverdiana. D'altronde, non mi sono mai piaciuti i luoghi molto turistici, a mio parere ci si annoia dopo un giorno! Girovagare invece in una città dove puoi sentire davvero il popolo che ci vive, ti fa dimenticare di essere turista, facendoti cogliere il lato migliore della nuova terra.
Eccoci quindi arrivati, alla prima attrazione del nostro giro turistico, siamo al Mercato delle pulci di Sucupira, il mercato più grande di Praia, dove praticamente si vende di tutto. L'entrata che ci dà il benvenuto in questo luogo mistico, così diverso dai nostri tipici mercati europei, è semplicemente perfetta: la gente attorno alle bancarelle esterne, è
così sorridente e allegra, e il tutto è accompagnato da una musica coinvolgente che ben presto ci fa sorridere tutti e ci fa ballare a ritmo di quelle note. La scena sembra davvero presa da un servizio televisivo (e potete vederne uno scorcio qui, sul video della mia avventura su youtube): un camioncino si avvicina ad una bancarella dove ci sono donne impegnate a cucire e svolgere altre attività, e all'improvviso scende un ragazzo di colore dal camioncino Come se fosse la cosa più naturale e scontata da fare si avvicina a una ragazza sorridente, e subito iniziano a ballare! La mia adrenalina è alle stelle, sorrido come se avessi vinto alla lotteria, e come se non bastasse, sono lì pronta a riprendere tutto, fissando inconsapevolmente, quel momento tra i miei ricordi più belli.
Eccomi in questa foto infatti, ancora con il sorriso stampato, poco prima di entrare nel mercato (con lo zainetto ridicolo messo davanti tipico della turista ansiosa), seduta tra quella gente, e respirando quell'aria così magica.
Il mercato è davvero interessante, ma sono troppo emozionata per concentrarmi e comprare qualcosa!
Gente ovunque, che parla, urla e canta, e fare conversazione, per di più in inglese diventa sempre più
difficile! In più, non voglio farmi sfuggire nulla, e voglio fotografare tutto! Il reportage è ampio ovviamente, infatti vi rimando al post che arriverà presto (lo prometto!) dedicato a questo splendido mercato di Praia. Dopo la visita in questo luogo così allegro e pieno di vita, continuiamo la nostra visita tranquilla per la città, e la seconda tappa è un altro mercato, a mio parere ancora più caratteristico e unico: Mercado Municipal. Si tratta del mercato principale di tutto l'arcipelago di Capo Verde, ricco di frutta, verdura e pesce. Devo dire che mi sono innamorata subito di questo luogo, perchè ancor di più dell'altro mercato, ti permette di entrare sileziosamente tra la quotidianità dei cittadini del luogo. A far da protagonista, vicino all'entrata, coloratissimi murales, che anticipano alla
 perfezione l'aria di quel luogo quasi sacro per tutti gli abitanti di Praia. Anche per questo mercato, ovviamente ho scattato un milione di foto, quindi vi rimando al prossimo post per informazioni più dettagliate ma soprattutto più foto. Ricordo proprio mentre ci stavamo inoltrando tra quelle bancarelle ortofrutticole, ero davvero spaventata, poichè c'era davvero tanta gente che scappava da una parte all'altra, tantissimi bambini, donne con enormi vaschette in testa che a me sembravano così instabili, io che pensavo al mio zaino che mi ingombrava la strada, alla macchina fotografica e all'iphone, cercando in tutto questo di non perdere di vista il gruppo, ma soprattutto cercando di non dimenticare le loro facce. Ah, punto indietro che avevo tralasciato, ovviamente da brava ansiosa da sola in questo paese in mezzo all'oceano, prima di uscire dall'hotel presi un bigliettino da visita con gli indirizzi e i numeri, da mettere nella tasca interna segretissima dello zaino, proprio per sapere dove andare nel caso avessi perso tutti quanti! Ma ben presto mi accorsi che non solo eravamo davvero a due passi dall'hotel, ma soprattutto era davvero difficile perdere il gruppo in mezzo a tanta gente di colore! Tutti ci scrutavano interessati, probabilmente non erano abituati a vedere turisti nel mercato della frutta, ma dopo averci individuato, sorridevano con noi, che evidentemente sembravamo tanto eccitati quanto spaesati. 

Oltre a frutta, pesce, e verdura, un'altra caratteristiche che attrae subito la mia attenzione, sono dei venditori di piccola bigiotteria, quasi come quelli che vediamo sulla spiaggia. Subito attratta da questo ragazzo dal sorriso smagliante, cerco di osservare tutto quello che aveva in vendita, cercando di non perdere di vista il gruppo. Subito mi innamoro dell'unica cosa che avrei voluto comprare ma che neanche immaginavo, una piccola medaglietta dorata, dalla forma inconfondibile e perfetta: la sagoma dell'Africa. Mi dice il prezzo e facendo un breve calcolo tra escudos e euro, decido di fare il primo acquisto del viaggio, e ancora una volta, tenendo sotto controllo iphone, macchina fotografica e zaino, tifo fuori il mio piccolo borsellino, contando le monetine e quelle banconote rovinate. Sono davvero contenta del mio acquisto tanto economico quanto speciale, e lo metto proprio all'interno del borsellino, in quel modo, mi avrebbe accompagnato per tutto il viaggio.






Rieccoci di ritorno all'albergo, la strada di casa ormai l'abbiamo imparata, e siamo pronti ad iniziare ufficialmente le attività. Dopo cena la giornata non è ancora finita, ci immergiamo subito nell'attività più tipica di Capo Verde: La Musica. I bar, ci accolgono con piacere, e tra drink davvero economici e l'aria cosi estiva, una musica paradisiaca ci avvolge, e l'unica cosa che mi balza alla testa è che davvero non può esistere una situazione così perfetta!
 Rieccomi quindi, a fine giornata, su quel lettone e con la mia compagna di stanza che già dorme, sento la felicità che mi esplode da tutti i pori, e tra la stanchezza e gli occhi che si chiudono, non posso fare a meno di riguardare le foto. Scorro tra il piccolo schermo della reflex, ed eccomi lì da brava malinconica, già rivivo quel ricordo di quel momento subito dopo il pranzo, sui tavolini dell'hotel posti proprio sulla strada. Ringrazio me stessa per avere sempre la macchina fotografica al seguito, e scatto questa foto della quale mi innamorai subito. E' sempre così, i miei scatti preferiti sono sempre quelli casuali e per niente organizzati, quelli che non si fanno aspettare, che durano davvero pochi attimi. Due turisti per mano attraversano la strada davanti a me, proprio davanti a quel murales dove qualche ora prima iniziavo ufficialmente la mia avventura. Sarebbe stata una foto imperfetta se solo l'avessi scattata qualche attimo prima o dopo, i passi sincronizzati, lo sguardo verso quel bambino che a sua volta è concentrato su un piccolo giocattolo. La luce del sole che illumina quel muro blu e fa incrociare le loro ombre, il verde dell'albero al lato, e i cartelloni pubblicitari del negozio. Tutto perfetto, persino l'abbigliamento dei due passanti. Ma come dico spesso, il merito non è mio, è la perfezione della fotografia mescolata al mistero della casualità, di quell'attimo che in quel momento esiste, e subito dopo, non esiste più.
 Alla prossima!
Barbara

You Might Also Like

3 commenti

  1. Oh my such talent of balance they master to carry those on their heads! Amazing. Beautiful day it is in every photo!

    ReplyDelete
  2. che bella la tua Africa <3 ti abbraccio forte forte!

    ReplyDelete